Lo slittamento del concetto di illecito: dall’aver fatto all’essere

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L’introduzione del reato di ingresso e soggiorno irregolare introduce, come sottolineato in un appello sottoscritto da moltissimi giuristi, un’aberrazione nell’ordinamento giudiziario nazionale, in quanto entrare irregolarmente in uno stato è espressione di una condizione individuale, soggettiva, quella di essere migranti, e non rappresenta un atto lesivo di beni meritevoli di tutela penale.
Ciò a prescindere dal fatto che il migrante possa avere diritto, in base al diritto internazionale, all’asilo politico.
Per ulteriori info: www.meltingpot.org

DAL MESSAGGERO
In alcune zone di Pordenone è stato introdotto dal sindaco “il divieto di stazionamento e di assembramento di persone”. L’ordinanza fa alcune precisazioni. «Per assembramenti si intende la contemporanea presenza di due o più persone che per gli elevati toni di voce, il comportamento aggressivo tra di loro e verso gli altri, il modo di fruire degli spazi pubblici tale da non consentire analoga fruizione da parte degli altri cittadini e da indurli a non attraversare dette zone, come ad esempio sedere sul selciato, imbrattare i muri, lanciare bottiglie o altro materiale, risultino non consoni al decoro dell’ambiente e alla pubblica decenza».

L’ordinanza parla inoltre di comportamenti «che possano arrecare disturbo e senso di insicurezza ».
Anche qui l’aberrazione giuridica è evidente: intanto si parla di comportamento aggressivo o che possa arrecare disturbo e senso di insicurezza. Se un comportamento è aggressivo, dovrebbe essere sanzionato in quanto riconducibile al reato di minaccia, di lesioni o di fattispecie simili. Anche gli “elevati toni di voce” dovrebbero rientrare nel reato di disturbo alla quiete pubblica.
Ma come si fa a stabilire se un comportamento genera “senso di insicurezza” ? Intanto un comportamento, se non rientra in una fattispecie penale, è un’espressione soggettiva, che viene inoltre percepita e vissuta soggettivamente.
Non viene perseguito l’illecito commesso, ma il generico senso di insicurezza e di disturbo che esso potrebbe generare.
C’è da scommettere che non verrà applicato ai bravi italiani che usano “elevati toni di voce” uscendo dalle osterie, o da scuola oppure nei talk show sportivi. Un po’ come succede a Brescia, nei cui parchi pubblici è vietato consumare cibi o bevande, ma la norma viene di fatto applicata solo contro gli immigrati che usano questi spazi pubblici come luogo di ritrovo. Se siete di carnagione scura, attenti a mangiare un gelato nei parchi di Brescia.

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