Biocapitalismo, ovvero la messa a valore della materia biologica e del vissuto psichico degli individui.

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Mentre il pensiero critico ha studiato come il capitale morto “vampirizza” il lavoro vivo, il quale comunque accettava questo scambio solo all’interno delle otto ore di lavoro da contratto fordista, non si è colta la trasformazione avvenuta nell’ultimo ventennio, quando il capitalismo ha oltrepassato l’ultima frontiera, quella del corpo dell’essere umano.
Il biocapitalismo ha scoperto che il valore risiede nelle identità, nei significati, nelle esperienze degli individui e nel loro desiderio di acquisire sempre nuove identità, nuovi significati, nuove esperienze.
Grazie al fatto che oggi la materia biologica e il vissuto psichico sono brevettabili e manipolabili, essi diventano le vere fonti del valore.
L’esigenza del biocapitalismo diventa quella di trovare sempre nuovi modelli di utilizzo delle nuovi fonti di valore e di costruire un ambiente che alimenti costantemente il desiderio di identità, significati ed esperienze.
Il biocapitalismo non punta a contrattare un costo di acquisto o un prezzo finale, ma a persuadere verso l’accettazione di un modello di vita.

Estratto da uno scritto di Biagio Carrano

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