Archive for maggio 2008

elenkino aggiornato

maggio 26, 2008

Tanto per kiarirelariaketira:

-6 giugno carabinieri circondano campo rom di Milano Rogoredo e identificano tutti gli abitanti, tutti italiani residenti, cronaca molto dura sulla Repubblica

– 3 giugno occupazione leghista a Venezia di un campo in costruzione per gli zingari Sinti, residenti da sempre nell’area, e cittadini italiani (ma non padani…)

-30 maggio a Milano vigili urbani a caccia di clandestini sugli autobus, con trasferimento in mezzo blindato verso il più vicino cpt

– 28 maggio botte da orbi tra fascisti e compagni all’università la Sapienza di Roma dopo il divieto ai neofascisti di “Lotta Studentesca” (gruppo legato a Forza Nuova) di organizzare un convegno sulle foibe a lettere (divieto emanato dopo il “sequestro” del preside da parte degli autonomi)

– stesso giorno reazioni sarcastiche e indignate in Parlamento al desiderio espresso da Alemanno di voler dedicare una strada al fucilatore di partigiani Giorgio Almirante

– 25 maggio notizia di assalto con randelli ai negozi gestiti da stranieri al quartiere del Pigneto a Roma

– stesso giorno e sempre a Roma notizia di pestaggio (lieve per fortuna) a giovane conduttore radiofonico dichiaratamente gay, fa seguito ad episodio simile accaduto sempre a Roma il 18 aprile al quartiere San Paolo, dove era stato devastato un circolo omosessuale

-il giorno prima notizie di botte da orbi della polizia agli abitanti di Chiaiano, Napoli, impegnati a contrastare l’apertura di una discarica per rifiuti in mezzo alle loro case

-Sempre a Napoli il 13, stavolta a Ponticelli, assalto di facinorosi a campo Rom, incendio e fuga

-il mese di maggio si era aperto il primo giorno con il pestaggio gratuito, violentissimo e mortale di Nicola Tommasoli a Verona da parte di manipolo di neofascisti

Una volta maggio era il mese delle rose, della Madonna, della primavera. Come cambiano le stagioni…

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lagrandefuga

maggio 22, 2008

Vittorio, è da quando hai varato questo blog che ci penso al che fare.

E mi vengono in mente solo due cose: fuga e cura,
fuga come risposta politica forte
cura intesa come quella dedizione che mettiamo su noi o sui nostri cari quando stanno poco bene, o quando una famiglia viene colpita da un lutto

Forse una sintesi potrebbe essere data dalla “fuga nella cura” che è ricerca di consapevolezza del nostro fare, di gentilezza verso il mondo e gli altri e la natura. Fuga dal senso di emergenza che soffia sopra le nostre vite e che ci costringe a risposte rapide per forza. Ecco l’altra fuga necessaria, quella dalla risposta veloce, semplice e comoda:
tv anziché radicamento sociale della politica
videogame anziché libro
scooter anziché bici
partecipare al grande fratello anziché studiare
ecc
ma forse sto invecchiando?

Bibi

Que viva España!

maggio 20, 2008

Meno male che qualcuno in giro per l’Europa ha ancora voglia di reagire alle follie italiane. Dopo i roghi di campi nomadi e le proposte di criminalizzare i profughi l’indignazione (all’estero) cresce. I belati di Frattini possono poco: è dura che Zapatero si faccia intimidire e ancor meno probabile che il Parlamento europeo giri la testa dall’altra parte. Il nostro di Parlamento invece tace, con l'”opposizione” in tutt’altre faccende affaccendata. Quanto mi mancano i socialisti (ma quelli alla Pertini, non quelli alla Craxi, neh!) …

èunregime

maggio 13, 2008

Non è un paese democratico, non lo è più. L’Italia del terzo millennio è precipitata in un regime, che qualcuno definisce soft (dolce dittatura dice Norma Rangeri nell’editoriale sul Manifesto di oggi), ma che quando è necessario diventa hard, molto hard, come hanno sperimentato sulla propria pelle i bastonati di Genova nel 2001. Gli elementi fondamentali dei regimi sono il controllo della propaganda e l’assenza di un’opposizione effettiva. Questi elementi al momento sono presenti entrambi nel nostro Paese. Berlusconi possiede infatti tre reti televisive in chiaro nazionali e controlla buona parte della Rai. In un paese dove solo il 10% della popolazione legge un giornale e praticamente il 100% guarda la tv per diverse (troppe) ore al giorno, questo controllo così pervasivo del mezzo da parte del principale uomo politico costituisce un evidente elemento antidemocratico. A questo dobbiamo aggiungere la mollezza dell’opposizione, che arriva al punto di schierarsi contro chi denuncia le evidenti collusioni della classe dirigente berlusconiana con la mafia, come ha fatto Marco Travaglio il 10 maggio 2008 durante la trasmissione Che tempo che fa di Fabio Fazio, attaccando il presidente della Camera dei deputati Schifani. Vale la pena notare il paradosso per cui persino la suddetta trasmissione, prodotta dalla ditta olandese Endemol, “appartiene” al Cavaliere, che l’anno scorso ne ha acquistato il pacchetto di controllo. Come dire, “se non posso usare la tv per farmi propaganda almeno che mandino in onda programmi che mi fanno guadagnare…” Le caratteristiche del regime sono definibili sulla base dell’ispirazione dei tre partiti che hanno acquisito nel 2008 il controllo del parlamento con la famosa legge “porcata” di Calderoli: mafiosocapitalista (FI), reazionariopostfascista (AN), localistarazzista (LN).  Si tratta di un concentrato così forte di elementi negativi da far ricordare con tenerezza i governi dc, contro i quali si batteva Luigi Pintor quando si domandava se non saremmo morti democristiani.

Giochi di Prestigiacomo

maggio 9, 2008

Caro Manifesto

Berlusconi ha messo a fare il ministro dell’Ambiente tale Stefania Prestigiacomo, figlia dei proprietari della ditta COEMI, che opera nell’ambito del polo petrolchimico di Priolo, Siracusa, e della quale si legge su Wikipedia quanto segue: “L’Ufficio di Medicina del lavoro di Messina ha riscontrato nelle urine dei lavoratori della ditta Coemi, società controllata dalla Fincoe S.r.l., di proprietà della famiglia Prestigiacomo, addetti all’impianto cloro-soda, concentrazioni di mercurio molto al di sopra del limite massimo consentito.” Ritengo che una collocazione più coerente della suddetta sarebbe stata quella di ministro della Salute.

Cordialmente

Vittorio, 9 maggio 2008

Leadership solare e … pubblicità

maggio 7, 2008

Società, ambiente ed economia sono il triangolo essenziale per capire cosa fare. Se indossiamo il cappello nero del pessimismo ci vediamo circondati di sistemi ipertrofici, concentratori di consumo e d’inquinamento, pieni di problemi. Se indossiamo il cappello verde della creatività (attenti, questa è pubblicità subliminale) cogliamo inedite possibilità di transizione sociale, culturale, economica, ecologica. Con il cappello verde in testa possiamo immaginare uno sviluppo sostenibile felice, basato su fonti energetiche rinnovabili, sul corretto uso delle risorse, dei suoli, dell’acqua, del paesaggio.

La transizione verso uno scenario solare ridente richiede, però, una visione condivisa della nostra società. Ad esempio nessuno potrà mai rinunciare felicemente ad una crociera tropicale su un bel transatlantico, se questo viaggio non sarà deprecato da amici e famigliari in ragione dei consumi e dell’inquinamento della nave. Oppure nessuno potrà mai cambiare felicemente la vecchia caldaia per scaldare la propria casa se questo non sarà approvato da amici e famigliari in ragione dei consumi e dell’inquinamento della caldaia.

La visione solare comune deve avere profonde ragioni etiche ed ideali (vocabolo non più di moda, ma adeguato). L’investimento etico di oggi, potrebbe diventare remunerativo per tutti, innescando a cascata diversi circuiti virtuosi, anche in termini di partecipazione e democrazia. Però attenzione: la visione solare non necessariamente deve scaturire da un processo partecipato di massa; anzi… La partecipazione decisionale richiede competenze/conoscenza che le masse non hanno, purtroppo. I successi di mercato di molti prodotti di consumo, inutili e dannosi, ma sapientemente propagandati, c’insegna che la via breve per le visioni comuni parte dall’alto: le visioni comuni spesso sono indotte, e non dedotte dalle masse. Naturalmente i processi partecipati sono possibili, ma anch’essi vanno indotti ed assimilati nelle masse. Senz’altro sarebbero necessari per dedurre la strada che collega le condizioni attuali alle visioni di lungo periodo. I successi della pubblicità ci dovrebbero indurre ad adottarne i metodi.

Come i pubblicitari creativi sanno fare, anche noi dobbiamo indurre nelle masse visioni positive del futuro e mostrandole in modo desiderabile. Più che gli aspetti tristi, gli inquinamenti, le crisi economiche, le violenze, dobbiamo comunicare bellezza, benessere, felicità. Il “sole che ride” o il “bel sole dell’avvenire” sembravano un bel inizio. Quello spirito è durato diversi lustri, ma si è perso nella realpolitik dei politicanti tristi, vecchi di spirito e d’immagine. La nuova visione solare sarà tanto più luminosa ed il rinnovamento dei nostri sistemi di sviluppo saranno tanto più accelerati quanto più i prossimi esponenti di punta saranno saggi, visionari e comunicativi per le masse.

Paolo, 6 maggio 2008

PD pragmatik?

maggio 5, 2008

Paolo Serra sull’Unità di Bologna, 1 maggio 2008

Uno dei non pochi “tormentoni” che affannano da sempre noi che ci diciamo di sinistra è quello di estenuarsi in secolari diatribe topografico/posizionali su chi lo è più o meno. Normalmente, Moretti insegna, ci si limita a “dire” cose più o meno di sinistra perchè il fare è un verbo troppo pragmatizzante per affascinarci. Forse per differenziarsi ulteriormente da una connotazione sinistrorsa ora ritenuta imbarazzante, nel PD c’è una tendenza a sostituire l’astratto tormentone con un’altrettanto astratta “vocazione maggioritaria”. Mi pare che non cambi molto, la tecnica è consolidata, disputiamo sino allo sfinimento di astrazioni evitando di toccare la sporca e pragmatica vita di tutti i giorni.

Intendiamoci, non è che nel partito nel quale milito (come si diceva una volta) o al quale sono associato (come si dice adesso) da 34 anni i temi concreti non siano affrontati; il pragmatismo, il bagno nella realtà, però, pare un privilegio dei soli vertici, spesso dei soli eletti a cariche monocratiche, assolutamente da evitare per tutti gli altri, che al cospetto dei compromessi, confessabili o inconfessabili, cui chi pratica il potere è costretto (a volte) o impegolato (altre volte), potrebbero restare turbati e perdere la carica ideale che li fa partecipare direttamente alla vita politica.

Eccesso di protezione o malafede la situazione è chiara, alle decisioni politiche (ed anche amministrative) che contano meno si è, meglio è. Mi pare che uno dei due principi base della democrazia, quello di maggioranza, sia ribaltato e che la minoranza, anziché essere protetta da procedure di garanzia si trasformi in oligarchia (o peggio monocrazia) e faccia saltare il banco.

Al contrario, io penso che le decisioni più sono “importanti” più dovrebbero essere prese da una base allargata fatta partecipare sin dal momento nascente e non solo a quello della ratifica.

La formazione delle coalizioni elettorali e delle alleanze politiche è una di quelle decisioni.

In linea di principio credo che una forza politica non possa fare a meno di cercare di trovare più sostenitori possibile, proprio per accreditare l’idea che “lavora” in vista del bene comune e non di una sola parte, o frammento, della società. E questo può ottenerlo sia rafforzando se stessa, sia allargando la sua area di influenza a quelle formazioni disposte al confronto concreto sui temi del governo, o dell’amministrazione. L’unica discriminate possibile, appunto, è il rifiuto di una idea della politica come perseguimento del bene comune e l’arroccamento nella rappresentanza di una frazione sociale o anche territoriale, per intenderci.

Dopodichè in un partito che si definisce federalista ogni livello decisionale deve essere libero di decidere, pragmaticamente, le alleanze e le coalizioni che pensa siano più adatte per conseguire l’obiettivo, lo ripeto, il bene comune.

Piantiamola, perciò, con questa discussione astratta, ed iniziamo a trattare, pragmaticamente, i temi caldi dei prossimi mandati comunali, provinciali, regionali.

Uno fra tutti, ovviamente per lo scrivente, quello delle infrastrutture di trasporto:

– come dotare la regione di un efficiente servizio ferroviario locale? unico modo per contenere inquinamento e congestione del traffico pendolare? aspettando fiduciosi i fondi romani o impegnandosi anche direttamente?

– le soluzioni parzialmente in tunnel delle metro/tramvie di Bologna e Parma sono così indispensabili o si potrebbero portare completamente in superficie, con un abbattimento dell’80% dei costi per km?

– come utilizzare le consistenti risorse così risparmiate?

Mi paiono questioni più interessanti di quelle vocazionali. Non vi pare?

Paolo Serra mad9921@iperbole.bologna.it