Archive for aprile 2008

il nostro compito? investire sul legame sociale

aprile 30, 2008

In queste elezioni ha sì vinto Berlusconi e ha dilagato la destra fascista e xenofoba, ma il progetto strategico che si afferma è quello di D’Alema.

È di D’Alema l’idea di tenere in vita Berlusconi quando era politicamente moribondo, perché solo con Berlusconi vivo e vegeto si poteva evitare la ricostruzione del centro. È di D’Alema l’avversione storica per l’ulivo e l’ulivismo, intesa come relazione stabile con i partiti e con il “popolo” della sinistra. È di D’Alema l’idea di creare un nuovo partito moderatamente progressista e post-ideologico: quello che oggi è il PD. Sempre di D’Alema il gusto sadico di sacrificare il proprio nemico storico, l’ulivista Veltroni, per completare il progetto facendo fuori Prodi.

Si tratta di un progetto che ha puntato sulla distruzione del legame sociale, sostituendo ai rapporti con la società (a partire dalla eliminazione del sindacato come soggetto politico) i rapporti con la parte “buona” dei poteri forti. Da qui i legami privilegiati con le banche, con la parte non berlusconiana dell’industria e delle costruzioni, con i grandi giornali e persino con la finanza internazionale più ortodossa.

Col paradosso elettorale che, mentre questo progetto si afferma eliminando il centro e la sinistra dallo scenario politico, sul piano elettorale perde. E perde contro una destra che gioca proprio sui tavoli abbandonati dal PD: quello del legame sociale, interpretato in chiave territoriale e di criminalizzazione dello straniero, del povero e del diverso; quello dell’avversione ai poteri forti, furbescamente gestito sul piano materiale da Berlusconi in prima persona, con le sue battaglie contro l’establishment Fiat-Confindustria e per il “popolo delle partite Iva” e sul piano ideale (si fa per dire…) da Tremonti, con le sue dissacrazioni del rigore di bilancio pubblico, delle regole mercantili e finanziarie dell’Unione europea, della globalizzazione “cinese”.

E se Alemanno vince a Roma, non è perché c’è un problema sicurezza, vero o presunto che sia. Ma perché mentre Veltroni si alleava con i costruttori e Rutelli pensava a tenersi buono il Vaticano, la destra strumentalmente dava voce ai problemi concreti della vita quotidiana.

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Come si reagisce a questo progetto? A mio modo di vedere servono tre passaggi.

Primo passaggio: prendere atto che non esiste più un’opzione istituzionale.

La sconfitta di Veltroni ha impedito che il progetto D’Alema stravincesse, ma una cosa è sicura: non c’è più nessuna alleanza con Prodi, nessuna opzione di governo (nazionale e locale), nessuna occupazione di cariche istituzionali, che riesca ad impedire che quello dalemiano sia lo scenario in cui collocare l’azione politica dei prossimi anni.

Secondo passaggio: investire in legame sociale.

Lo dimostrano i pochi casi in cui non c’è stata la débacle (Vicenza, l’affermazione solitaria di Action a Roma, …): la sinistra esiste solo se costruisce, difende e valorizza il legame sociale. Per trasformarlo in azione politica. Anche da questo punto di vista è ora che la sinistra riprenda e renda fecondo il rapporto con quelle esperienze che hanno investito sul legame sociale, anche per tentare un rinnovamento profondo della politica (la rete lilliput, i cantieri sociali e Carta, il movimento per l’acqua, i movimenti contro le grandi opere). Ed abbiamo fatto male a tacere quando non si è riusciti a trovare un leader elettorale della sinistra-arcobaleno capace di interpretare, anche simbolicamente, proprio questo rinnovamento.

Terzo passaggio: capire e farsi capire.

Investire in legame sociale vuole dire innanzitutto capire che non possiamo parlare solo tra di noi, ma dobbiamo trovare il modo di parlare con tutti. Ogni volta che leggo o sento un intervento – e in particolar modo quando lo condivido – mi chiedo che cosa capirebbe mia madre, il mio edicolante, il mio vicino di casa. Abbiamo il dovere di legare l’azione politica ai bisogni, l’elaborazione intellettuale al miglioramento di benessere. La questione ambientale, lo sviluppo urbano, la democrazia partecipata: devono essere tradotte in proposte chiare e comprensibile, che rendano evidente che c’è da guadagnarci una vita migliore, per tutti. E bisogna prendere atto una volta per tutte che questa capacità di combinare concretezza e cambiamento risiede sempre di più nei livelli “bassi”, nelle “periferie” della politica.

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Ancora due riflessioni finali.

Ritengo che la questione centrale resti sempre la stessa: il potere di pochi contro il benessere di tanti. Sapendo che il potere dei pochi si è intenzionalmente rifugiato là dove è minore il controllo democratico: l’arena sovranazionale. Il che ci obbliga a un’azione multilivello che riesca ad affermare i principi di una democrazia repubblicana dalla dimensione locale, a quella europea, sino a quella globale.

Penso anche che una nuova sinistra senza mezzi di comunicazione adeguati allo scopo non ha futuro. Per parlare a tutti e con tutti, per ricostruire anche in questo modo legame sociale, non bastano certo i nostri quotidiani e le nostre riviste di nicchia. Internet è certamente lo strumento insostituibile di lavoro delle reti, ma bisogna occupare lo spazio della comunicazione popolare. È ora di mettere nell’agenda della discussione anche l’uso della radio e della televisione.

Gerardo

dopopekoraro

aprile 29, 2008

Caro ex ministro,

dopo la clamorosa sconfitta elettorale, con la quale passerai alla storia come il verde che ha seppellito i Verdi italiani, e anche come il primo segretario dei Verdi indagato dalla magistratura, ti presenti dimissionario al prossimo congresso di maggio.

Dubito che le tue dimissioni siano definitive, ma se lo diverranno davvero mi domando che aspetto e che preparazione dovrebbe avere il prossimo segretario per aiutare i Verdi a risalire la china.

Potrebbe magari essere una donna, un giovane, una persona molto preparata sulla questione ambientale (non un altro avvocato, per carità, magari invece un giovane scienziato/a esperto di clima o di ecologia). Qualcuno che somigli (non fisicamente, non ci interessa che sia bionda) alla candidata del Green party che è in lizza per la carica di sindaco a Londra?

Vittorio

perkèhapersoerpiacione

aprile 29, 2008

Quello che ho sentito ieri sera e stamattina alla radio (niente tv a casa, viva la libertà) sulla sconfitta di Rutelli mi trova dissenziente: non ha perso per il rumeno, perché la gente di Roma s’è messa paura e altre stupidaggini.

Prima di parlare (o scrivere) bisogna guardare i freddi numeri: Alemanno è passato da 600 a 700mila preferenze perché hanno votato per lui l’estrema destra e il centro neodemocristiano, che al primo turno avevano circa quei voti. Rutelli invece ha perso 100mila preferenze in 15 giorni e non sono certo andate ad Alemanno, infatti il candidato di sinistra alla provincia Zingaretti ha fatto il pieno (oltre 900mila voti) e ha vinto!

Quindi molti romani cha hanno votato Zingaretti non hanno voluto Rutelli, il vecchio, compromesso e stantio Rutelli, che non ha nulla di nuovo e che la gente di sinistra proprio non sopporta più per quel suo continuo cambiare bandiera e prostrarsi davanti a ogni potente, che sia papa o palazzinaro poco importa.

Molti degli antiRutelli di sinistra hanno espresso non votandolo la propria rabbia per essere stati esclusi dal parlamento e per i commenti successivi al 13 aprile da parte di esponenti del PD i quali, lungi dall’esprimere solidarietà, esprimevano invece soddisfazione per aver eliminato i cosiddetti cespugli dalla vista.

La sinistra vince invece dove si unisce intorno a progetti e movimenti radicati tra la gente, guardare il caso di Vicenza che ha molto da insegnare… ma questa è un’altra storia. Restiamo in attesa del ritiro di Rutelli dalla politica… ma mi sa che l’attesa durerà a lungo!

Vittorio

Dikièlakolpa?

aprile 28, 2008

Già, di chi è? Di Beppe Grillo, di Veltroni, di Bertinotti, di Pecoraro, di Prodi, di TPS (tompadoaskioppa), di D’Alema, di chi altri accidente vi viene in mente? O è colpa nostra, di quelli che sono andati a votare, di quelli che non ci sono andati, di quelli che hanno annullato la scheda o votato scheda bianca? E’ colpa della legge elettorale, della televisione, dei giornalisti, dei telegiornali, di internet?

Per cominciare a ragionare partiamo dai fatti: nel 2006 Prodi ha vinto, ma solo per un pelo, 20mila voti su 30 o 40 milioni, maggioranza miserrima al Senato. E aveva un programma di centinaia di pagine da realizzare…

Cosa avreste fatto voi al suo posto? Io lo so cosa avrei fatto: avrei fatto un discorso chiaro chiaro, cari elettori del centrosinistra voi mi avete eletto per realizzare questo programma, io in queste condizioni il programma non lo posso realizzare, mi limito ad abrogare la legge elettorale di Kalderoli e si torna subito alle urne. Mi rivotate con delle regole degne di questo nome, mi date una maggioranza degna di questo nome in entrambi i rami del Parlamento e io mi metto al lavoro. Invece no, lui ha “accettato la sfida” e ha messo su il governo con più ministri e sottosegretari che si sia mai visto dal ’45 a oggi! Per 18 mesi ha sopportato gli sberleffi dell’opposizione che gli rimproverava di legiferare a colpi di senatori a vita, gente degnissima (Andreotti a parte) che nessuno in effetti ha eletto e che sono lì sostanzialmente solo per dare lustro pubblico alle loro importanti esistenze.

Altro problemino: Bertinotti, ma perché hai accettato di fare la maschera di cera, cioè il presidente della Camera, quando gli elettori ti volevano al governo, magari al ministero del lavoro?

E ancora: dopo aver visto folle enormi sfilare contro la guerra in tutto il mondo e anche in Italia, perché continuare con l’Afghanistan e concedere subito, senza neanche una dilazione, l’allargamento della base nato di Vicenza?

E poi tocca a TPS: caro tom, tu in casa tua potrai anche pensare e dire che “le tasse sono bellissime”, ma hai un’idea di quanti milioni di voti ci sono costate le tue imprudenti parole espresse in pubblico come ministro dell’economia?

Potrei andare avanti parecchio ma preferisco riposare un po’…

E ora che si fa?

aprile 28, 2008

Dopo la catastrofica elezione del 13-14 aprile 2008, che ha spazzato via ogni deputato socialista e/o comunista e/o verde dal parlamento italiano mi domando: e ora che si fa? Si parte per la Svizzera o la Nuova Zelanda? Si organizza un funerale? Si discute sulle cause? Si discute sul futuro? Si organizza la Resistenza? eorakesifa è la mia risposta molto parziale, un posto pubblico dove scrivere quello che mi pare su quello che ho capito e non ho capito di questo dannato paese, dei suoi elettori e dei suoi politici, e chi vuole commentare faccia pure. Astenersi se possibile dagli insulti e dalle minacce, esercitare il diritto/dovere di rileggere ciò che si scrive prima di caricarlo sul sito e buona fortuna a tutti noi…