L’ordine mondiale di Monti

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Qualcuno, per esaltarlo, ha paragonato il governo Monti alla destra storica di 150 anni fa, considerando quest’ultima come un esempio di buon governo ed il primo come esponente, finalmente, di un sobrio liberalismo. Il paragone non regge. I governi della destra storica erano sorretti da una chiara maggioranza parlamentare liberale, espressione del capitalismo nordico e laico di allora, che approfittò dell’unificazione per sbarazzarsi della concorrenza meridionale e per arricchirsi con le ferrovie e con l’edilizia nelle varie capitali. Nel Parlamento attuale, che pure ha votato per Monti con maggioranza schiacciante, di liberali non ce n’è. Ci sono i populisti di Berlusconi, i giustizialisti di Di Pietro, i clericali di Casini e quella inconcludente marmellata di contraddizioni che si chiama Pd. Dietro Monti e dentro il suo governo il potere c’è, ci sono esponenti del sistema bancario, baronale, di quello vaticano. Ma i liberali, anzi i liberisti, come si dovrebbe chiamarli per maggiore chiarezza, non hanno bisogno di stare in Parlamento, non stanno neanche in Italia e manovrano la crisi dall’esterno. Monti è nuovo, un terminale italiano del nuovo ordine mondiale dei “mercati”, che non risponde né al Parlamento né ai cittadini.
(Vittorio Marletto Bologna, il Manifesto, 26 gennaio 2012)

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